Poison Ivy

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poison ivy

Non so davvero come guardare Claudia negli occhi. Non ce la farò dopo quello che le ho fatto. Mi sono comportata come una stronza. Come è possibile che io abbia potuto farlo proprio a lei?

Io che per prima giudico chi sbaglia, io sempre pronta a criticare, io che mi considero l’essere perfetto per eccellenza, che mi metto ogni volta sul piedistallo calpestando gli altri e riuscendo anche a sentirmi bene per questo, stavolta devo affrontare la realtà di me stessa. Mi sta proprio bene. Me lo merito. Povera testa di cazzo. Fare del male ad una persona che mi è così vicina. Devo essere proprio una vipera della miglior specie, una bestia così feroce che ucciderebbe se stessa. Ho colpito il mio braccio destro condannandomi a portare un peso insostenibile con metà della forza.

Sono più crudele di Poison Ivy. Il mio è un veleno mortale.

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Heart is a landscape

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Niagara River Canada

“So, how many cousins do you have?”. I am here, sitting at my table among all these unknown people, listening to this guy’s speech for the 50th wedding anniversary of his parents. He could be a normal guy: bold, not so tall, strong facial lines, big nose. Instead, he is a very charming and funny man, one of those men you cannot stop looking at. He is telling about how hard it was for his parents since the moment they moved to Canada as little kids and how, many years later, he and his brothers got to know all those other kids from different immigrates’ families who shared the same destiny back in Italy. Every minute, a new one showed up. “This is your cousin”. And again, “This is your cousin. He comes from Italy too”. They all were “cousins”. And then, one day, his girlfriend asked him: “I don’t understand. So, how many cousins do you have?”. Everybody in the room starts laughing. Except for the guy, who stops his speaking for a second and takes a deep breath. “They are not my cousins, not all of them, at least. But, back then, to me it really just felt like family”. It is very touching to listen to these stories. I tried to imagine what it would feel like moving to Canada, not knowing anyone, nor even the language, nor the places they would live in forever. The pain of constantly thinking about all the people left behind, people they loved so much and spent all the little things that make daily life so meaningful together with. Even if daily life seems very little sometimes. These families learned so fast how to be close to one another, how to reach out and help. How to build a new family even if they already had one.

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Mondi a parte

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mondi a parte

Rita è seduta sulla poltrona. Sono le due e un quarto e sta per iniziare il programma. I capelli raccolti a chiocciola, rigorosamente coperti da una cuffia di plastica colorata, il solito vestito floreale, le pantofole consumate ai piedi. Rigida, concentrata.

Due e venti. Rita è pronta per il suo appuntamento rituale. Di fronte a lei un televisore, modello RADIOMARELLI, troneggia possente in attesa di renderla felice. Il regalo che il marito le fece parecchio tempo fa, quando era ancora vivo. Rita socchiude leggermente gli occhi, in un movimento impercettibile attraverso i suo occhiali spessi. La mano sul telecomando poggia sull’altra che lo sostiene. Come tutti i genitori e i nonni del mondo è incapace, non si capisce bene perché, di utilizzare il pollice opponibile, ma quel gesto per Rita ha la sicurezza di chi sa esattamente cosa sta per succedere.

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LEONARDO

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I

Leonardo sedeva sul divano in salotto. Sembrava pensieroso, imbarazzato, inadeguato a quella situazione per lui nuova. C’era una calma intollerabile in quella casa, un silenzio del tutto inaspettato, proprio mentre divampava l’inferno. Era il funerale di suo padre.
Leonardo accoglieva gli ospiti sull’uscio per poi invitarli a sedere dove c’era posto e ogni volta un piccolo momento di imbarazzo seguiva i saluti: poche sedie erano lasciate libere dai conoscenti che entravano in massa dopo la lunga processione. Un nuovo arrivato, una nuova formula per lo stesso compito. E un nuovo sorriso. Leonardo regalava a tutti un sorriso. Era il suo modo per esprimere gratitudine e partecipazione. Un sforzo per rimandare il dolore. Leonardo era fatto così.
Soffriva inevitabilmente, eppure suscitava considerazioni e dubbi e domande e grattacapi sul suo modo di reprimere le lacrime. Il suo muoversi per casa, la lucidità di trovare la battuta giusta per ognuna delle persone con cui si intratteneva, la volontà di essere riservato ma gentile, la capacità di mettere a proprio agio chi, venuto per confortare, si sentiva braccato dagli opportuni convenevoli per l’occasione… tutto sembrava insolito e straordinario. Leonardo riusciva a stupire tutti.

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