Direzione: Isole Canarie! Perché ci sono finita, cosa ci faccio e come me la passo. #9

el dedo de dios Melania Romanelli

espiral canaria Melania Romanelli

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22 Maggio. Alzo lo sguardo. Tra i fasci di luce immensi che mi colpiscono, tanto il sole è alto sopra di me, riesco finalmente a scorgere l’ombra massiccia della roccia nera. Il Dedo De Dios, che punta il dito al cielo scrutando nello stesso momento anche ciò che accade al di sotto, mi osserva senza pietà. Mi trovo nella parte nord dell’isola, ad Agaete, e il paesaggio che si apre alla mia vista è quello di Puerto de las Nieves, una delle punte più strategiche di Gran Canaria. Da qui, infatti, partono i traghetti alla volta di Tenerife, oltre a tanti altri collegamenti verso altre zone turistiche dell’isola. La roccia è alta, possente, ben sedimentata. Eppure… il vento forte che qui è un abitante conosciuto quasi riesce a smuoverla. Oscilla il Dedo, quasi a voler ricordare a tutti che no, ancora non abbiamo capito tutto ciò che ci succede. Se siamo qui ad osservarlo, se siamo ancora qui a Gran Canaria, l’isola del sacrificio, è davvero perché dobbiamo esserci ancora. Dicono che il Dedo de Dios rappresenti anticamente il Chakra divino del Terzo Occhio, che può essere pensato come ad una bussola, una stella polare personale che alberga dentro di te, che ti guida nei momenti bui e che ti apre la luce verso le zone d’ombra del passato, illuminandole, interpretandone i segnali e collegandole al presente e, cosa ancora più importante, al futuro.

22 Agosto. Mi trovo proprio qui, ora, di nuovo sotto il Dedo. La stessa vista, ma uno sguardo completamente differente. Guardo al passato, riuscendo finalmente a collegare i punti. Quegli stessi punti che se prima mi sembravano senza senso ora finalmente costruiscono traiettorie, percorsi, costellazioni di idee, immagini, luoghi, persone, segni, oggetti, sensazioni, lacrime, risate, versi, parole e segni che restano per sempre sulla pelle. Guardando al presente, con l’ottica del sacrificio, della tranquillità senza il lusso, da un posto solitario, non di solitudine, ma necessario per andare avanti col vento in poppa verso il futuro. Il futuro… per una volta non spaventa, non pare una polvere nebulosa, ma sembra proprio visibile nella traiettoria che il Dedo mi disegna in cielo, e che si riflette in terra.

La prima cosa che mi hanno detto appena arrivata su quest’isola è che ogni isola Canaria rappresenta un Chakra specifico. Quello di Gran Canaria è quello Laringeo, la “connessione con la nostra volontà divina”, che permette di ascoltare ciò che abbiamo dentro di noi per decidere e per dare agli altri. La parola che guida il Sesto Chakra è “Ajna”, che significa conoscere, percepire ma anche “comandare”, ovvero avere il controllo, guidare la nostra mente verso la ricerca e la conquista della verità dentro di noi. Essere in equilibrio con questo Chakra, dunque, consente di mantenerci connessi con il Divino e anche con le energie che sono intorno a noi. Sono due settimane che ho mal di gola, senza una apparente ragione, e non accenna a smettere. E non credo che il fatto che parli tanto c’entri, per me che di parlare tanto l’ho sempre fatto. È forse il Chakra dell’isola che mi sta indicando sul serio la strada giusta? Come quando un punto del tuo corpo ti fa male proprio per richiamare l’attenzione?

Passato, presente e futuro, dunque. Dopo 3 mesi, finalmente vedo più chiaro. Le traiettorie che ho intrapreso 3 mesi fa tornano a me in maniera incredibilmente circolare, come la spirale canaria che ho impresso sulla mia spalla destra: sono persone, incontrate perse ritrovate, sono oggetti, raccolti e fatti propri, sono simboli, scoperti ricercati e tatuati, sono luoghi, vissuti e rivissuti in maniera diversa e quasi per sbaglio. E sono emozioni, indecifrabili all’inizio ma cristalline alla fine.

las pintaderas canarias

Quando arrivi in un posto non sai davvero cosa ti aspetta. Non puoi fare altro che stare al gioco con quello che la volontà divina, appunto, ti consegna senza che tu chieda nulla: un giro in macchina con uno sconosciuto che diventerà presto la stella polare più luminosa di tutte, le serate a chiacchierare della quotidianità pronte a trasformarsi in discorsi sul senso della vita andando giù dritti verso le viscere, una routine costruita con fatica che ruba spazio agli attacchi di panico e alle altalene emotive, una lotta fianco a fianco contro l’isola del sacrificio, una cena in riva al mare al sapore di mango e avocado, una canzone cercata per mesi che arriva proprio al momento giusto… quando stai per partire. Di nuovo, senza fermarsi mai, se non con il pensiero a quei momenti che rendono la vita degna di essere vissuta con tutto l’amore incondizionato del mondo. Anche se poi, alla fine, arriva sempre il momento dell’arrivederci.

caffè Mogan

L’impegno che possiamo prendere in questo eterno viaggio alla ricerca del luogo di pace dentro e fuori di noi è che comunque, nonostante tutto, il nostro saluto momentaneo non sarà mai un addio.

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